La sentenza in appello è ufficiale: il Glifosato incide sull’insorgenza di varie forme di cancro, in particolare del linfoma non Hodgkin. Si tratta a tutti gli effetti di una sentenza epocale che getta ombre pericolose sull’uso del diserbante più conosciuto e utilizzato al mondo.
Già dagli ultimi anni si erano alzate numerose voci in campo medico e scientifico che puntavano il dito contro l’uso del Glifosato nelle coltivazioni. Tra queste, l’IARC aveva già reso noto il rischio di una correlazione tra Glifosato e cancro, specialmente del Linfoma non Hodgkin. Non a caso, per anni le aziende farmaceutiche hanno provato a contenere le cause legali che cercavano di provare la correlazione tra cancro e Glifosato.
Solo ora possiamo dire che ci troviamo di fronte a una svolta epocale nella regolamentazione dei pesticidi e dei diserbanti in ambito alimentare.
Fino ad adesso le industrie fitofarmaceutiche hanno usato ogni mezzo per promuovere il Glifosato come completamente innocuo per gli umani, ma cosa succederà ora?
Le autorità fermeranno l’uso del diserbante o le case fitofarmaceutiche troveranno il modo di aggirare le preoccupazioni dei consumatori?
Cerchiamo di fare chiarezza insieme.

Glifosato e Linfoma non Hodgkin, un legame pericoloso
Al centro della disputa giudiziaria vi è la correlazione tra cancro e l’uso del Roundup: il nome commerciale dell’erbicida al Glifosato prodotto da Bayer-Monsanto.
La nona Corte d’Appello di San Francisco ha dichiarato la multinazionale tedesca colpevole senza possibilità di impugnare il verdetto. Ha stabilito inoltre che dovrà pagare un risarcimento da 25 milioni di dollari a un uomo ammalato di Linfoma non Hodgkin. Questo perché, secondo la giustizia statunitense, l’azienda non ha avvertito che entrare in contatto con l’erbicida possa causare il cancro .
Il procedimento ha confermato la sentenza del 2019, che stabiliva che la causa del cancro nell’agricoltore era da ricondurre all’esposizione al Glifosato.
Cosa c’era però dietro questa sentenza che ha dimostrato la correlazione tra linfoma non Hodgkin e Glifosato?
Senza dubbio gli studi del 2019 che hanno ribaltato le garanzie di sicurezza dell’Agenzia per la protezione ambientale USA (EPA) hanno avuto un ruolo importante. Medici e scienziati hanno infatti dimostrato che le persone a contatto di prodotti a base di Glifosato avevano il 41% di possibilità in più di sviluppare un linfoma o altre forme di cancro.
Guai in vista per Bayer-Monsanto
Inizialmente la sentenza prescriveva un risarcimento di oltre 75 milioni, ridotti in appello a 20 milioni per i danni punitivi e 5 per quelli compensativi.
Non c’è dubbio che la Bayer-Monsanto poteva rischiare molto di più. La multinazionale ha infatti impiegato 9,6 miliardi di dollari per risolvere 125.000 richieste di risarcimento, richieste che potrebbero aumentare grazie alla sentenza della Corte d’Appello.
Per limitare i danni futuri, la Bayer sta cercando di concludere un accordo per 2 miliardi che assicurerà la risoluzione delle rivendicazioni legali pendenti. Tra queste sarebbe presente anche la class-action di chi è stato esposto al diserbante al Glifosato ma non ha subito gravi complicazioni per la salute.
Accanto all’accordo economico Bayer ha offerto la possibilità di esami medici gratuiti per monitorare lo stato di salute di chi è stato esposto al Roundup; coloro che riceveranno una diagnosi di linfoma non Hodgkin riceveranno fino a 200.000 dollari in risarcimenti e una consulenza legale gratuita.
Tuttavia, l’accordo sospende anche il contenzioso contro Bayer per quattro anni. In pratica, chi rifiuterà i risarcimenti per mandare avanti una causa, non potrà chiedere un risarcimento danni.
Cosa succederà adesso per il Glifosato?
Questa condanna non è certamente la prima per la Bayer. Già nel 2020, le autorità giudiziarie hanno condannato la casa farmaceutica a risarcire un agricoltore francese che subì danni neurologici gravi in seguito all’inalazione dell’erbicida Lasso.
Ma cosa succederà adesso?
Sembra che le acque stiano cominciando a muoversi. Nonostante l’Europa abbia deciso di rinnovare l’autorizzazione per l’uso del Glifosato, le singole nazioni si muovono per una possibile messa al bando.
Il Lussemburgo è stato il primo paese a bandire l’utilizzo del Glifosato a partire dal 2021.
La Germania ha incominciato il cammino che porterà alla messa al bando del diserbante nel 2024.
La Francia ha segnato un accordo per dimezzare l’utilizzo dei farmaci in agricoltura entro il 2025.
L’Italia si muove ancora con lentezza, senza spingere verso una vera presa di posizione.
Noi aspettiamo ulteriori notizie e continuiamo a vigilare.
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