È ufficiale: l’Unione Europea ha approvato la commercializzazione a uso alimentare delle tarme della farina. Si tratta di una svolta epocale; questo è il primo via libera da parte dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare al consumo di un insetto. Tra qualche mese le tarme della farina saranno sulle nostre tavole, ma come si potranno mangiare questi insetti?

Tarme della farina, ecco le linee guida dell’Unione Europea
Alcuni dicono che gli insetti sanno di nocciole, altri che ricordano le note del cioccolato o del bacon. In molti locali glamour in giro per il mondo gli chef propongono ai clienti di mangiare insetti in salse raffinate, fritti o all’interno di preparazioni come hamburger.
Ma in che forma saranno disponibili questi insetti? L’Europa è chiara: le larve della farina potranno essere vendute sotto forma di snack, come farina ed essiccate. Sono queste le modalità di consumo del nuovo alimento decretate dall’Efsa dopo vari mesi di valutazione scientifica.
Attenzione però, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare non ha escluso il rischio di reazioni allergiche in persone sensibili a cibi come crostacei o agli acari della polvere. Meglio sempre controllare le etichette dei prodotti e chiedere la lista degli allergeni al ristorante, dunque, se non si vuole correre il rischio di una reazione avversa.
Non solo gastronomia e ristorazione; la decisione dell’Unione Europea dà il via libera anche agli allevamenti di insetti e gli impianti di preparazione del “nuovo alimento”. Sicuramente saranno contenti gli imprenditori che hanno puntato e investito sul consumo alimentare degli insetti. Già dagli scorsi anni, infatti, sono aumentati gli investimenti nel settore.
Qualcuno per spirito imprenditoriale, qualcuno spinto da motivazioni ecologiste, qualcuno per scommessa. Già diversi anni fa alcuni temerari hanno aperto i primi stabilimenti, aspettando l’approvazione dell’Efsa. La domanda sempre più presente è una: cosa c’è da aspettarsi ora dal settore dell’allevamento e dall’industria alimentare?

Insetti: cibo del futuro o pericolo per le nostre eccellenze?
Le tarme della farina non sono l’unico insetto sotto osservazione da parte dell’Unione Europea, altri 11 tipi di insetti sono in attesa di essere approvati dall’Efsa. Tra le specie considerate maggiolini, scarafaggi, grilli, cavallette, scorpioni e cicale. Come mai tutti questi insetti stanno per entrare a far parte delle nostre abitudini alimentari?
Il motivo di queste ricerche rientra nella strategia “Farm to Fork”, un’iniziativa per la sostenibilità alimentare del piano d’azione Ue 2020-30. Si stima che per il 2050 la popolazione mondiale sarà arrivata a 10 miliardi di persone; questo piano europeo ha l’obiettivo di trovare nuove fonti di proteine a prezzi accessibili e con ridotto impatto ambientale.
Non una strana trovata di marketing dunque, ma la risposta alle necessità alimentari di una popolazione mondiale in continua crescita.
Ma quali sono i vantaggi del mangiare insetti secondo la comunità scientifica?
Per prima cosa, le proprietà nutritive; sembra infatti che insetti abbiano siano ricchi di vitamine, grassi buoni, calcio, ferro e zinco. Gli scienziati affermano infatti che il consumo di insetti apporterebbe tutte le sostanze che il corpo necessita, al pari di altri alimenti proteici di origine animale.
In secondo luogo, il costo di produzione; produrre insetti da mangiare conviene molto più che allevare altri animali. Inoltre, molti degli scarti organici che vengono prodotti potrebbero entrare negli allevamenti come mangime per gli insetti, riducendo allo stesso tempo le spese di gestione degli stabilimenti e la quantità di rifiuti.
Terzo punto a favore? Il basso impatto ambientale. Non solo gli allevamenti di carne sono costosi, sono anche altamente inquinanti. Un chilo di grilli, ad esempio, necessita 15mila litri in meno di acqua per ogni chilo di carne allevata e si stima che un allevamento di insetti produce in media cento volte meno gas serra di un allevamento tradizionale.
Tutti a favore del mangiare insetti quindi? Non proprio.
Si stima che almeno il 54% degli italiani si siano dichiarati contrari al consumo di insetti. Un po’ perché non fanno parte della cultura italiana, un po’ perché siamo tutti inevitabilmente impressionati dall’idea di mangiare un insetto, non si può dire che non ci aspettassimo questo risultato.
Associazioni come Filiera Italia fanno presenti i rischi di portare avanti un approccio troppo ideologico da parte del programma Farm to Fork; un approccio lontano dai consumatori europei. Aggiunge inoltre che incentivando in modo intensivo questo nuovo tipo di produzioni, si rischia di mettere in discussione la produzione delle eccellenze alimentari italiane. Anche Coldiretti fa presente i suoi dubbi: solo il 16% degli italiani sarebbe davvero interessato al consumo di insetti. Inoltre, Coldiretti ritiene che sia d’obbligo fare più chiarezza sulle etichette.
Davvero troveremo hamburger di tarme della farina e cicale fritte al ristorante tra qualche mese? Oppure le abitudini a tavola degli italiani non cambieranno tanto facilmente?
Mangeremo anche noi piatti a base di insetti come i nostri vicini in Belgio, Olanda o Danimarca? Oppure continueremo a preferire i piatti della tradizione italiana?
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