No, non è un titolo sensazionalistico: il 2022 sarà un anno di rincari per la pasta, il pane e la farina.
A lanciare l’allarme è l’amministratore delegato dell’azienda “La Molisana” Giuseppe Ferrero che annuncia uno scenario da incubo per i produttori di pasta e farina per il prossimo anno.
Sembra che il problema si sia originato dal Canada: il paese è infatti uno dei massimi produttori mondiali di grano e durante questo anno ha subito un crollo della produzione interna. Se di solito produceva 6,5 milioni di tonnellate, questo anno arriverà a produrne 3,5 a malapena.
Una produzione così bassa non si era vista neanche durante la Guerra, a quanto pare.
Il colpevole?
Sembrano tutti d’accordo: il colpevole è il cambiamento climatico e il meteo impazzito.
Anche se le superfici riservate alla coltivazione del grano e dei cereali sono aumentate, c’è stato un taglio della produzione del 10% anche in Italia. Questo problema non riguarda dunque solo i paesi oltreoceano; sembra che le risorse di grano crolleranno anche per quanto riguarda la produzione interna del nostro paese.

Allarme rincari 2022: cosa aspettarci per pane e pasta
Quello a cui stiamo assistendo in questo momento, afferma Ferrero, è una corsa all’accaparramento.
Con un piccolo problema, però. Mentre il grano può essere conservato per un anno o due, la semola dura molto meno, un mese o due all’incirca. Questo vorrà dire che assisteremo a una vera e propria caccia per garantirsi i contratti di fornitura.
Ma in pratica cosa succederà?
Semplice, se la materia prima scarseggia, i prezzi si alzeranno. I rincari ci saranno non solo per le aziende, ma anche per i consumatori.
Lidl ha già alzato il prezzo della pasta a di 10 centesimi ed è molto probabile che sarà solo la prima di tanti marchi.
Di che genere di aumento stiamo parlando?
Di preciso non è facile fare previsioni assolute, la Coldiretti però stima che per pane, pasta, prodotti da forno i prezzi potranno aumentare anche di dodici volte.
Mentre nel lustro precedente il costo del frumento duro nazionale per tonnellata si aggirava intorno a una media di 250 euro, adesso ha raggiunto il record di 500 euro. Nel caso di grano importato, invece, il rincaro i 550 euro a tonnellata. Una cifra mai vista prima d’ora.

Considerando che l’80% del costo finale è dovuto dal prezzo della materia prima ci vuole poco a capire che i rincari saranno considerevoli.
Se le medie e grandi imprese avranno problemi, la situazione sarà di gran lunga peggiore per le piccole e medie imprese. La ridotta disponibilità del grano farà sì che i piccoli pastifici rimarranno esclusi dai contratti di fornitura.
Allo stesso tempo, l’aumentato prezzo della farina farà lievitare il costo del prodotto finale, che rischia di diventare presto fuori mercato.
Si stima già che per Natale la maggior parte delle case di produzione avranno aumentato i prezzi anche fino a 20 centesimi per pacco di pasta.
Insomma, alla fine della storia saranno i consumatori a pagare il prezzo più alto.
Hai già letto il nostro articolo sul Glifosato nella pasta?
C’è da preoccuparsi? Scopri cosa ti ritrovi nel piatto mentre mangi un piatto di spaghetti al pomodoro.
